BASTONCINI DI SHANGHAI PIU’ UN INTRUSO

Una camminata, l’aria fresca, i rumori della natura che cancellano quelli artificiali provocati dall’uomo, una giornata passata in solitudine, di quelle in cui lasci che la mente vaghi liberamente mentre gli occhi si riempiono di meraviglia, zero parole, zero contatti umani almeno per un giorno o parte di esso,
A questo pensavo mentre guidavo sta mattina presto.
Ma qualcosa stonava nel paesaggio appena fuori Longarone,
Qualche vuoto inquietante che mi ha subito provocato un senso di irrequietezza.
Quel qualcosa l’ho compreso solamente dopo aver percorso i primi metri, mentre salivo il sentiero che avrebbe dovuto portarmi nella radura “magica”, luogo in cui mi perdo.
Ero circondato da cadaveri!!!! Pezzi di legno più o meno enormi giacevano abbandonati tra i loro compagni di una vita. Cadaveri si! Perchè non si possono più chiamare alberi quei cosi stroncati giù a terra da una forza talmente enorme da non poter nemmeno riuscire ad immaginarla. Alcuni tagliati perchè troppo pericolosi, altri ancora tutti interi, con le radici che fuoriescono che sembrano braccia alzate verso il cielo, braccia così lunghe che avvicinandomi mi sono sentito un nanetto…eh si che da terra mi alzo per ben 190 cm!!!
Stuzzicadenti enormi, di già seccati, il loro colore appare smunto quasi ceruleo. i loro compagni sembrano tristi…la primavera è lontana e i germogli tardono ad arrivare…chissà se lo fanno perchè dopo queste perdite non hanno più voglia di andare avanti…ho avuto questa impressione.
Mi viene da accarezzarli, forse un gesto pieno di rispetto, forse solo pena, chi lo sa.

Il sole scalda che è un piacere, ma la brezzolina montana evita la fuoriuscita del sudore. Così dopo il girovagare triste e stupito, decido di stendermi, in fondo non sono un camminatore nato e la stanchezza si fa sentire, eccome.
Incredibile prendo perfino sonno, come ninna nanna il canto degli uccelli ed il rumore del torrente.
All’improvviso un rumore mi sveglia, non apro gli occhi, raddrizzo le orecchie…cazzo! E’ un ringhio..no sembra più…oh mio dio!!! Qui è dove hanno girato il film “La pelle dell’orso”,v uoi che sia un orso? Mi vien da pensare…
Mi faccio coraggio e mi alzo e mi guardo attorno…no non è un orso per fortuna, anche se due pitbull agitati probabilmente sono pericolosi quanto un orso.
“spero di non averti svegliato” urla da lontano il padrone dei cani, fortunatamente al guinzaglio.
“no no tranquillo, mi stavo godendo il sole” esce dalle mie labbra, ma in realtà il pensiero è stato “ma figurati stavo solamente russando vedi un pò te se mi hai svegliato o no”.
E così si infrange il sogno di una giornata senza contatto umano.
All’inizio mi illudo sia uno solamente di passaggio che educatamente ha salutato, come solitamente si usa fare in montagna.
Invece il tipo si siede o meglio si sdraia vicino a me e mi racconta che si è affittato un appartamentino per una settimana, niente tv, solo pc ogni tanto ed il desiderio di staccare la spina e di silenzio.
Appunto…silenzio, bravo mi viene da pensare.
Il tipo è di Conegliano, ha abitato 14 anni a Padova, prima all’Arcella e poi in via Manara vicino all’hotel Da Giovanni. Gira il triveneto per lavoro. Da quando è arrivato in questo posto ha mangiato in due o tre localini veramente fighi, ha visto tra l’altro che hanno punteggi alti in tripadvisor (non gli viene proprio “recensioni”, lo ripeterà almeno 4 volte), mi spiega la differenza tra prosecco DOC e DOCG, mi suggerisce di andare a prendere il vino pressola cantina di Collalto, mi racconta dei suoi cani che, devo ricredermi, sono veramente adorabili e coccoloni, mi racconta che ha prenotato una vacanza a giugno a Stintino tramite Zanchetta, mi dice che ama andare a Caorle, ma non in mezzo alla calca, bensì in posti che non conosco, mi viene il dubbio sia un attimo “gaio” infatti mi invita a pranzo e di seguito mi chiede se passerò di lì anche nei prossimi giorni perchè si è portato dietro un paio di bozze interessanti di Prosecco, infine fatalità mi dice che è cliente Unicredit dopo che in un raro momento di silenzio mi aveva chiesto che lavoro facessi.
Mi consiglia di visitare il primoa eroporto civile italiano che si trova a Lido di Venezia, il museo di Messner e credo si fermi lì.
I cani, molto più intelligenti di noi, hanno capito tutto…si sdraiano fingendosi stanchissimi, assetati…lui li rimette al guinzaglio si alza e mi stringe la mano “è stato un piacere conoscerti e parlare con te”…
Parlare??? Ma quando??? So più cose io di lui che non i suoi figli (già perchè ha anche due figli).

L’eco delle parole si smorza lentamente, noto che soffia più forte il vento, forse anche lui vuole cancellarne le tracce, mi immergo nel verde e nell’azzurro e lascio che la mente si liberi, senza però che un sorriso mi abbandoni

GABBIANI, CAPANNE, DRACULA E QUALCOSA D’ALTRO…

Avete mai sentito il verso del gabbiano di notte? Pare si dica “garrito”.
Ma non intendo quello diurno quando volano raso acqua per sperare di pescare qualcosina per pranzo, no no, mi riferisco a quello notturno, quello che emettono verso le 3 o le 4 di notte, quando chiaramente non volano sull’acqua ma sul paese. Una sorta di risata che la iena impallidirebbe nel sentirla. Una risata che amplificata dal silenzio notturno fa rabbrividire, come contorno una serie di schiamazzi che le colonne sonore dei film horror a confronto sembrano sigle dei cartoni animati,
Me l’aveva detto mia figlia ma io non ci credevo, mi sono dovuto ricredere.
Saranno sicuramente i riti che quegli animali compiono prima dell’accoppiamento…cazzarola ma se i richiami sono questi, il rito dell’accoppiamento come sarà?

Lisa scusa ma cosa ci fai alle tre di notte sveglia? Eh papi..daiiii, è passato un amico di qua per le due chiacchiere. Ah che invidia: 17 anni, il mare e il cuore che batte forte…a chi non è capitato?? Non ricordo però gabbiani in sottofondo.

Le ferie sono anche questo, questo e altro, molto altro.
Due bambini che camminano sul bagnasciuga tenendosi per mano, e qualche metro più avanti una coppia di anziani che si tiene per mano…sembra di aver appena assistito al passare del tempo, due vite unite passate davanti ai miei occhi in pochi secondi.
Occhi diversi fanno notare qualche particolare che con un po’ di fantasia somigliano a sceneggiature ideate da qualcuno di strambo. Passeggio e mi accorgo che la spiaggia libera quest’anno ospita personaggi di grande spicco, due sarcofaghi sono coperti da teli da spiaggia, evidentemente Dracula e consorte sono venuti a villeggiare qui quest’anno (che siano loro ad emettere quei versi sovrannaturali di notte), sempre nella spiaggia libera mi accorgo che qualcuno si è preso la briga di creare delle capanne con quello che il mare ci ritorna e parecchi bagnanti ne approfittano e le occupano, in una forma di vacanza selvaggia only natura che va tanto di moda.
Camminando si incrociano ogni tipo di persona, belli e brutti, grossi e magri, qualche topless (sempre troppo pochi), e qualche costume integrale, anzi integralissimo, indossato da donne mussulmane…massima libertà per carità per carità, ma fa un certo che vedere i loro compagni in costume o boxer mentre loro di nudo hanno solo i piedi…mah, qualche dubbio mi sorge.

Il rito del panino “onto” si ripete anche quest’anno, panino with all, quest’anno sono ben 20 e i fiumi di birra e prosecco diventano quasi un lago. Sotto l’ombrellone la lettura accompagnata da una birra è sicuramente più interessante, mentre al chiosco un gruppo di giovani rocker (Rockstation) suonano pezzi più consoni ad un pubblico più adulto rispetto ai loro 25 anni. Ma sono talmente bravi e coinvolgenti che addirittura una coppia di persone datate improvvisa un balletto tra la sabbia. Che bella gente che c’è.

Ore 8.50 del mattino siamo immersi nel secondo caffè della mattinata e nella lettura, suona il cellulare…chi sarà? Oh mio dio mia figlia Eleonora! Alle 8.50??? MI chiama alle 8,50 del mattino lei che è in ferie nella riviera romagnola??? “Pronto Pupa” le dico allegro “Papi tutto bene, non ti preoccupare ma volevo solo dirti che sono in pronto soccorso a Ravenna, sto bene ma mi sono rotta la clavicola cadendo dalla bici”…il sangue diventa di ghiaccio ma incredibilmente mantengo la calma e mi faccio spiegare e soprattutto mi faccio chiarire il suo stato d’animo e rassicurare su come stia veramente. Si torna a Padova, mentre torna pure lei con le sue amiche…perchè lei dirà pure che sta bene ma se non la vediamo con i nostri occhi…
Le ferie sono anche questo, così come la vita, sono pezzetti di vita vissuta intensamente.

Sotto l’ombrellone raramente familiarizzo con i vicini, anzi solitamente faccio il cagacazzo come si dice in francese. Ma quest’anno ci sono queste tre donne singolari che mi incuriosiscono. Parlano in francese, no in italiano, no no è francese, eh no cacchio è italiano. Anzi iniziano le frasi in italiano e le competano usando il francese. Sono una nonna, la figlia e la nipote. Nipote di 5 anni e mezzo, bellissima, occhi azzurri e vispi, educatissima, gioca e sta al suo posto accudita dalla mamma che si premura che la bimba non disturbi nessuno. Che bello!!! Che belle!!! Così con la scusa di offrirle una patatina che accompagnava l’aperitivo serale ci conosciamo. Ed incredibilmente gioco con la piccola, cavolo sono quasi disabituato dopo tanti anni di assenza di giochi e con le figlie che creano altri grattacapi rispetto ai castelli di sabbia. Quindi via con le bocce, i giochi in acqua e nel frattempo scopro che sono svizzere ma le origine sono locali. La piccola mi fa due regali meravigliosi, due conchiglie raccolte da lei e due disegni che ritraggono me e lei mentre giochiamo, ricambio il regalo ma non potrà mai essere “ricco” come i suoi.
Un pomeriggio stiamo giocando quando la mamma chiama la piccola e la avverte che è in videochiamata con il papà, è in pausa dal lavoro e ne ha approfittato per chiamare le sue donne (giustamente). La piccola corre a prendere il cellulare ed inizia a parlare con il papà in quel delizioso miscuglio di lingue che mi crea tanta ammirazione, poi la vedo che si avvicina a me e dentro di me inizio a dire “no te prego no, non venire”, ma l’innocenza e la spontaneità dei piccoli è fantastica, non hanno imbarazzi. “papà lo sai che mi sono fatta un nuovo amico? Adesso te lo faccio vedere” e mi immagino il padre dall’altra parte che curioso la asseconda ed aspetta di vedersi il classico bambino e invece si ritrova un mandolone di 48 anni che gli fa un saluto titubante.
Poi ripassa il telefono alla mamma e noi si riprende a giocare mentre noi ridiamo di gusto per la scena…e la mamma conclude la telefonata ridendo pure lei “mio marito ha detto che questo non è un amico di mia figlia ma un amico della mamma”. Evviva i bambini.

Le risate ammortizzano il pensiero della clavicola rotta e accompagnano il timore della ripresa lavorativa, le risate spensierate assieme al fegato ingrossato e al colesterolo ma anche a tutti gli episodi (anche quelli che ora non ricordo) riscalderanno il cuore a lungo…mentre un gabbiano solitario sulla spiaggia oramai vuota si prepara a cibarsi dei nostri avanzi, si riempie la pancia per avere la forza per ripetere lo spettacolo notturno

OCEANO – Francesco Vidotto

“Mi chiamo Oceano, sono boscaiolo e non ho mai visto il mare. Questa è la mia storia”

Una storia di montagna, un romanzo intriso di poesia, di malinconia, una storia incredibile, raccontata da questo personaggio semplice ed umile che racconta la propria storia per evitare di dimenticarla, dato che con l’età la sua memoria svanisce.

Le montagne, la guerra, l’amore inaspettato, la povertà, la fame tutte egregiamente descritte in questo romanzo che cattura l’anima

DOVE TI PORTA LA NEVE – Matteo Righetto

la gente dice sempre “un abbraccio, ti abbraccio”, ma poi nessuno si abbraccia mai per davvero…io vorrei vivere abbracciato!

Questo dice Carlo, un ragazzo speciale di 48 anni mentre aspetta l’autobus che lo condurrà in ospedale a trovare la mamma. Nicola è una persona di 74 anni che perde il lavoro da Babbo Natale.

Proprio in questo periodo natalizio si svolge questa bellissima storia, quasi favola, dal finale quasi “giallo”. Un romanzo profondo e delicato che commuove.

BILLY ELLIOT, CAPO PLAZA E NICOLA

Avrei voluto ricordare la settimana appena conclusa.Avrei voluto ricordarla, nulla di speciale ma al tempo stesso così singolare, così piena di piccoli eventi, piccoli singoli incontri così particolari che messi assieme hanno creato, a me , la sensazione di unicità.Avrei voluto ricordare la settimana e raccontarla alla mia amica Annalisa perché so che la domenica si aspetta un aggiornamento.
Avrei voluto ricordare quel bambino osservato alle 7.30 del mattino, di lunedì, fermo davanti al cancello dei miei vicini: zaino in spalla e sguardo sognante, qualche timido passo di danza titubante all’inizio, poi sena nemmeno guardarsi attorno eccolo scatenarsi in un balletto vero e proprio.  Schiaccio il freno per diminuire la velocità dell’auto e godermi la scena di questo Billy Elliot maseratense che appena l’amico apre il cancello e lo raggiunge, rallenta il rtitmo dei passi e quasi con tristezza si ferma e quel fermarsi mi ha quasi rattristato perché in qualche modo ho sentito che  che non avrebbe voluto farlo.
Avrei voluto ricordare quella ragazza adolescente che ha incrociato la mia strada per pochi istanti, io a piedi, lei in bici, io con la musica nelle orecchie, lei che pedala senza mani sul manubrio,  infatti sono occupate a reggere un libro, che tenendolo aperto,  legge mentre avanza. E’ una visione così luminosa che non riesco a leggere il titolo, non vado oltre al formato “Felltrinelli”…ma che importa del titolo? Una ragazza che legge pedalando, mi sorprende e mi spalanca il cuore, la abbraccerei senza malizia.
Più di qualche tardo pomeriggio vado a camminare.  Ogni volta incrocio un signore anziano seduto su di una panchina in un piccolo cerchio verde all’ingresso della zona artigianale. Sta lì seduto, sembra godersi il sole, io ci passo accanto, non troppo vicino, con la mia musica nelle orecchie. A metà del tragitto torno indietro per non finire in statale che camminare accanto ai tubi scappamento non mi entusiasma. Al ritorno lo incrocio, più,o meno allo stesso punto, cammina diritto, elegante, con un cappello di paglia in testa che si toglie appena mi incrocia per omaggiarmi del suo saluto. L’altro pomeriggio, giovedi, non lo incrocio sulla strada di ritorno, infatti è seduto ancora sulla sua panchina ma sta volta parla con una ragazza, una che camminava come me ma un po’ in anticipo sul percorso. Ci passo nelle vicinanze, abbasso la musica perché sono curioso, parlano ancora infatti “vengo qui perché son da solo e no so come passare il tempo…qui almeno vedo un po’ di movimento”. E’ un pugno al cuore, forte direi, di quelli che la sciano un pochino il segno.
Tre pugni al cuore, un bambino che balla, una ragazza che legge pedalando ed un vecchio che è da solo.  Una fotografia piuttosto realistica della quotidianità…beh ecco a dire la verità di bambini che ballano spensieratamente in giro non ne vedo molti, nemmeno di ragazze che leggono figuriamoci pedalando, ma di persone anziane sole si, quelle si.
Avrei voluto ricordare la scena di venerdì mattina, quando durante una breve pausa al lavoro, sono entrato nel bar adiacente l’ufficio per prendermi un caffè. Non è il “ BAR SETE SERVEI” ma ne avrebbe da raccontare, eccome se ne avrebbe. “uè direttore” mi saluta Bruno un simpatico avventore, particolarmente affezionato alla birra. Ha un cognome singolare Bruno, quello di un albero, è piccoletto, magrolino nonostante le vasche schiumose che ingurgita (come cazzo fa a rimanere magro solo dio lo sa), barba lunga ormai bianca e pochi denti in bocca. Vive di espedienti, qualche lavoretto e i guadagni li investe in  bottiglie di birra e  sigarette. “come sea direttore?” “non sono direttore Bruno lo sai” “eo so, eo so…se fa par ridere” e mi dà una pacca sulla spalla “a te te si taià ea barba, te pari più giovane” “eh caro Bruno varda che ghemo ea stessa età mi e ti” “no ghe credo” e poi aggiunge “mi comunque me sento ancora giovane, giovane dentro…magari fora se vede che i anni passa ma dentro mi sento ancora giovane”  e nel dirlo sorride, con quel sorriso buio di chi ha pochi denti, ma è pur sempre un sorriso. In mano ha un bicchiere da birra media, pieno appunto di birra e menta (come si può a bere acqua e menta???) e si allontana accennando a due passi di danza, allegro come sempre. Non un Billy Elliot di Pernumia ma quasi.
Ieri stavo ripensando a questi episodi mentre in giardino tenevo i piedi tra l’erba, per respirare.  Arriva Lisa si siede accanto a me “Papi ascolta questa canzone, mi fa impazzire”. Interrompo i pensieri e mi dedico a lei, se mi dice di ascoltare significa che vuole comunicare con me quindi massima attenzione. E’ un brano hip hop americano, bella melodia, forse trap, testo incomprensibile. Lei mi fa cenni, mi dice di aspettare e poi “ecco qui mi fa impazzire” in corrispondenza di un pezzo cantato in italiano. Scopro trattarsi di Capo Plaza (boh), il brano “Look Back At It”  di un gruppo mai sentito, vedo il suo sguardo andare lontano mentre ondeggia a ritmo della melodia. Ripete qualche parola del testo “ti piace?” mi chiede, in effetti mi piace e glielo dico “Capo Plaza viene allo Sherwood il 26, ci vorrei andare con la Ele (sua sorella)” “beh ottimo direi”. Sherwood…Sherwood la parola rimuove ricordi lontani, ricordi di quando veniva svolto nel Parco Fistomba e non era sicuramente così commerciale e ci si andava non per credenze ma per altro. Sherwood richiama anche un altro ricordo di pochi anni fa. Eleonora che va al sopracitato festival appunto credo per un concerto, assieme ad un’amica ma soprattutto al “morosetto” di quel tempo, una storiella che ha perso di importanza mano a mono chele lettere della parola “storiella” venivano lette di giorno in giorno. In casa siamo soliti alle prese per il culo, ci si diverte a prenderci in giro, ci si stimola, così mia figlia, Eleonora, mi stuzzicava nei giorni precedenti scommettendo sulla mia reazione nel vederla assieme a sto bocia “lo saluterai o lo abbraccerai?” cose del genere, ammiccando all amia presunta gelosia. “papi mi vieni a prendere a mezzanotte? Così conosci….(non scrivo il nome che è meglio), dai così vi conoscete finalmente, presentazioni ufficiali” questo è il messaggio che ricevo al pomeriggio. Ci scherzava sopra lei, io stavo al gioco. Così vado a prenderla e capisco che poi devo sorbirmi la compagnia del morosetto e dell’amica  riportandoli a casa (poco importa se lui abita ad arsego e l’amica a vigonza). Insomma arrivo e i si pone di fronte sto ragazzo anzi arriva prima il ciuffo, ma mi stringe la mano deciso e la cosa mi piace. La stronza lo fa sedere davanti, accanto a me. Lui vuole fare bella figura assolutamente e spara due o tre frasi a cui do si e no retta. Un avolta partiti  chiedo ad Eleonora “e allora com’è l’ambiente? Cosa c’è dentro?” interviene lui, sicuro di se, che desideroso di fare bella figura se ne esce con “ah ci sono solo quattro bancherelle da fricchettoni, che vendo quei braccialetti da fricchettoni”, strabuzzo gli occhi mi giro verso di lui per vedere se fosse in possesso di un senso dello humor pazzesco o cos’altro…ma no! Era serissimamente convinto, al che mi giro verso mia figlia “ma questo seo semo?” le chiedo e la vedo sbellicarsi dalle risate e scuotere la testa come dire di lasciar perdere. Da notare che di braccialetti da fricchettoni ne porto mediamente otto belli visibili soprattutto d’estate, come pure le collane da fricchettone che indosso.
Questo avrei voluto ricordare oggi. Questo non altro, emozioni positive, qualche lato triste ma basta così.
E invece c’è altro. C’è ben dell’altro.La vita è strana, crudele, molto crudele e piuttosto vendicativa, colpisce tirando i suoi fili a casaccio, forse tira di proposito quelli già logori, quelli che appartengono a persone che già hanno sofferto e lottato a lungo e stavano combattendo ancora, in continuo bilico in un equilibrio precario.Uno si immagina che avendo già sofferto abbastanza in questi 49 anni alcuni possano essere esentati da ulteriori condanne, loro e le proprie famiglie.Un colosso (non di dimensioni chiaramente piuttosto ridotte ma di cuore) inforca la sua moto, quindi un centauro, e va a farsi un giro. Unica passione a cui non ha mai rinunciato….va, corre, me lo immagino, non spericolato, posato e responsabile come chi è ben conscio dell’importanza della propria vita.Un colosso, centauro, responsabile e per di più corretto ed educato, un uomo che si ferma a bordo strada per far attraversare un pedone e viene travolto da un’auto.Che modo singolare di incontrare la morte, soffri tutta la vita, fai un gesto gentile e ti portano via la vita, quel filo logoro che tiene legato qui si spezza all’improvviso.
Avrei voluto fosse una domenica diversa, magari ad averlo saputo avrei provato a rappezzare quel filo logoro per far si che la tua anziana mamma potesse avere qualche altro anno di preoccupata spensieratezza da passare assieme a te. Nicola!! Sgasa forte per favore…più forte ancora. Dai!

La terra dei due soli parte seconda

Capisco ed immagino che per chi è freddoloso, una giornata al mare, ora, in questi giorni, non sia il massimo delle aspirazioni. La discussione durava dalla sera prima, “andiamo alle terme” “manco morto”, ci faceva “discutere” la voglia di passare del tempo ulteriore assieme. Ho vinto io “va bene ma…si ma…” nel sentire quel “ma” sorridevo mentre in macchina ci avvicinavamo ad uno dei tratti percorribili della laguna veneta.
“adesso ti mostro la Brussa” esclamo entusiasta. Il broncio tipico dei bambini e poche parole come risposta “non ho voglia di andare in Brussa” (perché si dice proprio così…andare in Brussa). “ma scusa, se non ci sei mai stata, come fai a dire di non aver voglia di andarci?”, “lo so e basta”. Al rotondone comunque me ne frego e tiro diritto, seguendo quello stradone lungo 18 km che ti porta ai confini…ai confini di tutto…”vedrai” sorridevo sotto i baffi, “e io non scendo” era la risposta dispettosa ma divertita. Il paesaggio cambia durante il tragitto, case sempre più rade lasciano spazio a distese di campi, il sole appare appena superiamo il ponte che sancisce l’inizio della laguna.
Barche ormeggiate, pure un aeroplanino che visto dalla strada pare un giocattolo, i piloti intenti a mangiare nell’ultima trattoria. Ecco i primi casoni perfetti ed integri, anzi messi a nuovo (in realtà vengono affittati a turisti facoltosi a cifre inavvicinabili). Chilometri di sentieri da percorrere attraverso terra ed acqua, con anitre che nuotano serene, aironi che beccano prima di librarsi eleganti in aria. Sbuca il sole, quasi ad illuminarci il cammino, sembra un regalo in una giornata simile.
La macchina la lasciamo in un parcheggio sterrato enorme, non siamo soli, camper e rimorchi per cavalli sono disseminati ovunque. Non ci facciamo impressionare ed iniziamo a camminare. Io taccio e la guardo di nascosto. Non ha nulla di particolare la Brussa, ma al tempo stesso ha tutto: terra che diventa sabbia, sabbia mista alla terra che lascia crescere una pineta selavaggia che si estende per chilometri, sentieri che costeggiano gli alberi, sentieri che si intrufolano negli alberi. “vieni, andiamo di qua” la osservo e noto che annusa l’aria, aria che sa al tempo stesso da montagna e da mare, già da mare, superata la pineta infatti c’è la spiaggia altrettanto enorme, vasta, lunga e profonda, selvaggia. Un piccolo branco di cavalli ci superano lentamente in silenzio, pure i cavalieri se ne stanno in silenzio. L’ingresso in spiaggia è spettacolare perché si passa dall’ombra scura della pineta alla luminosità degli spazi aperti e del mare. La guardo, si siede. E guarda a sua volta, gli occhi che spaziano e vagano…non c’è nulla di particolare ma c’è tutto. C’è anche chi fa il bagno, incredibilmente, ma in effetti questo sole scalda. E non sono tedeschi i bagnanti, no no…italianissimi come noi.
Ce ne rimaniamo seduti uno accanto all’altro, fermi, in silenzio. Silenzio rotto da qualche singola parola. Seduti e fermi a godere di questa quiete, che nonostante le numerose presenze, regna padrona incontrastata. I minuti scorrono veloci, rapidi, fin troppo. Le 13.30 sanciscono la rottura del silenzio “andiamo?” le faccio “e dove?” “in cerca di un posto per mangiare” “non voglio, voglio rimanere qui” “ma come!!! Se fino a poco fa non volevi nemmeno saperne” la prendo in giro “beh prima non sapevo”. Fossimo stati giovani avremmo potuto sopravvivere al pranzo saltato, ma a quasi 50 anni diventa mentalmente complicato e il problema è che non abbiamo nemmeno nulla da bere…e in Brussa, in autunno, non c’è nulla di commestibile.
La guardo fare i capricci mentre ce ne torniamo alla macchina, la osservo mentre si volta indietro più volte a guardare per cercare di imprimersi meglio quel ricordo appena vissuto. Non faccio nemmeno foto grafie, le migliori le tengo dentro di me. “è stupendo qui” mi sussurra mentre chiude la portiera, “lo so” le rispondo.
L’unico cibo che riusciamo ad accaparrarci consiste in un paio di toast al profumo di formaggio e con una fetta di prosciutto scaduto sei mesi fa. L’acqua ora l’abbiamo, ma il sole se n’è andato e ha lasciato il posto ad una nebbiolina che rende il paesaggio marino quasi surreale. Camminiamo sulla spiaggia, via subito le scarpe epr sentire l’acqua tiepida, ci scriviamo messaggi sulla sabbia usando delle bacchette imbevute di acque che si spezzano ogni due centimetri. Scriviamo un messaggio anche a nostre figlie, lo fotografiamo e lo condividiamo in whatsapp nel gruppo famiglia. La camminata è lunga ma arrivare fino al faro, con la nebbia, merita qualche sforzo. Asciugamani stesi a terra, un plaid per coprirci, un sole in cielo, coperto dalla nebbia fa sembrare il tutto una scenografia degna di un film ambientato ad halloween.
I posti magici creano miracoli visibili…la luce strana mi fa vedere lei che cammina e sembra farlo sulle acque, come qualcuno di più famoso fece millenni fa. Guardo questi buchi tondi sulla sabbia, paiono disegnati da Giotto, trasformarsi in qualcos’altro quando vengono invasi da animaletti che abbandonano il loro guscio lasciando una traccia del loro passaggio del tutto simile ad uno stronzetto arrotolato. Osservo e vengo rapito da questa terra che ci regala la visione di due soli e non si sa quale sia più bello se il riflesso o l’originale.
Ci adeguiamo al silenzio. E non perché non abbiamo nulla da dirci, anzi. Sicuramente il rimanere in silenzio è un’arte, o forse un privilegio, non c’è il bisogno di riempire di parole che romperebbero questa quiete. A parlare sono altre parti di noi. Il plaid scalda il corpo mentre le anime lo sono di già. Ancora cavalli appena visibili nella nebbia che scende o che sale, non capisco la direzione.
Il percorso a ritroso lo compiamo mano nella mano, un po’ infreddoliti, ma sorridenti e termina davanti alla ruota panoramica che, illuminata, sembra la ciliegina sulla torta.
Condividere con chi mi vive accanto questi miei momenti di solitudine è un privilegio raro, ma ahimè so che sarà un’arma che mi si ritorcerà contro, perché una volta assaggiati questi istanti, difficilmente se ne fa a meno

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